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Corinaldo - Chiesa della Madonna del Piano
La chiesa
Il sito dell'attuale chiesa di Madonna del Piano, noto nel Medioevo come Santa Maria in Portuno, è posto alla base del colle su cui sorge il centro medievale di Corinaldo, ed è interessato, dal 2001, da un progetto di indagine archeologica condotto dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica delle Marche, il Comune di Corinaldo e la Parrocchia di San Pietro Apostolo.
Il sito costituisce un ottimo esempio di insediamento extra-urbano, sorto certo in collegamento con la rete viaria di età romana che percorre entrambe le sponde del fiume Cesano: siamo nella "periferia" del municipium di Suasa, che rappresenta da diversi anni il centro di uno dei più vasti Parchi Archeologici delle Marche. Su un dosso naturale, in rapporto al probabile attraversamento del fiume (di cui resterebbe traccia nella toponomastica: Portunus è il dio dei porti, in particolare quelli fluviali), sorge un insediamento che per ora possiede connotati indistinti. Se la toponomastica e l'analisi geomorfologica ci indirizzano verso la presenza di un qualche luogo di culto (è nella norma sacralizzare punti strategici), l'indagine archeologica ci mostra resti di un impianto produttivo (dolia defossa), più consoni a una villa rustica.
In età altomedievale, poi, un monasterium occupa il precedente sito, sfruttandolo ampiamente come cava di materiale, come dimostrano i cospicui riutilizzi di elementi architettonici all'interno della chiesa che attualmente occupa il dosso (colonne, capitelli), nonché le due "calcare" trovate al di sotto della pavimentazione della chiesa. Poche sono le tracce materiali di questo periodo, ma è certo che alla chiesa viene aggiunta una cripta, ancora in parte interrata.
In età pienamente medievale la documentazione aumenta: le fonti scritte (Carte di Fonte Avellana) ci presentano l'edificio solo nell'ultimo decennio dell'XI secolo: nel maggio 1090 è ricordato un monasterium di Sancte Marie que dicitur in Portuno, nonché la presenza di un abate. È probabile che in questo momento la chiesa venga riedificata, dopo un evento traumatico (un incendio?), in forme pienamente romaniche, con tre navate e alternanza tra pilastri e colonne.
Nel corso del XII secolo l'abbazia sembra perdere la propria autonomia, dal momento che viene unificata all'eremo di Santa Croce di Fonte Avellana, diventando così una delle otto abbazie che vennero a fare parte della Congregazione Avellanita. Sempre nel corso del Duecento (1224) è attestato un significativo cambiamento nella denominazione della chiesa (ecclesia Sancte Marie de Plano), che resterà fino ai nostri giorni.
A partire dal 1300, certo per ragioni di comodità e funzionalità, i compiti amministrativi vengono trasferiti nella chiesa di Santa Maria del Mercato, posta nel centro urbano di Corinaldo: inizia forse in questo momento una fase di declino dell'antica abbazia, che, alla fine del Trecento, perde anche il titolo di abbazia a favore della chiesa di Santa Maria del Mercato, così come perderà la figura dell'abate a vantaggio di un semplice rettore. È tuttavia probabile che la chiesa riesca a superare anche queste fasi di crisi grazie alle sue buone disponibilità economiche.
Assai scarse sono le notizie relative all'età rinascimentale: la lacuna documentaria giunge fino al corso del 1600, quando ricompaiono diversi atti del Consiglio Comunale che ci illuminano sulle attività e sull'aspetto esteriore della chiesa: a questo periodo si datano anche le numerose notizie tramandateci da Vincenzo Maria Cimarelli, storico corinaldese, che visita l'edificio nel 1638 e pubblica la sua opera nel 1642. Il silenzio documentario continua poi per tutta la seconda metà del Seicento (non sono attestate neppure le visite pastorali), a indicare una probabile chiusura o abbandono dell'edificio ecclesiastico. Solo nel 1700 la chiesa subisce nuovi e profondi restauri da parte del nuovo proprietario: il Collegio Germanico-Ungarico, infatti, aggiunge il campanile e riedifica la facciata nelle forme attuali, con portale ad arco e decorazione in arenaria.

Gli scavi
Per lo svolgimento di questo progetto è stata messa a punto un'apposita Convenzione tra gli Enti promotori (Università di Bologna, Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, Comune di Corinaldo e Parrocchia, proprietaria dell'immobile) che coordina e ottimizza le attività di cantiere, gli investimenti di denaro e la pubblicizzazione dei dati scientifici.
Gli scavi, condotti dal 2001 dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna, hanno finora messo in luce un'ampia area cimiteriale posta a est intorno al catino absidale (ma anche sul lato nord e ovest della chiesa), mentre sul lato sud sono apparsi i resti dell'antico chiostro del monastero, che obliterano molte strutture più antiche. All'interno della chiesa, poi, sono stati trovati diversi pavimenti precedenti, nonché le strutture della cripta, che attende ancora di essere svuotata.

Il percorso espositivo
A partire dal 2005 è stato messo a punto, grazie a uno sponsor, un percorso espositivo che accompagna il visitatore all'esterno e all'interno della chiesa. Alcuni pannelli illustrano la chiesa, lo scavo intorno all'abside e la parete nord; altri illustrano i monumenti all'interno dell'edificio (il miliario, i reimpieghi, i dipinti, i nuovi scavi e gli ex-voto). L'intero percorso si conclude in una saletta espositiva dedicata alla ricostruzione del paesaggio antico, alle attività produttive e alla vita nel monastero. È inoltre previsto un percorso didattico per i ragazzi con pannelli specifici, una ricostruzione della stratigrafia archeologica e riproduzioni di oggetti antichi.


Fonti e ulteriori informazioni:
- http://www.corinaldo.it/default.asp?page=scavi
- http://www.santamariainportuno.it/

 
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