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Il direttore artisticoMarco
Mencoboni
Clavicembalista e organista, nato nel 1961 a Macerata, è une delle
personalità musicali di spicco per l'interpretazione della musica
rinascimentale e barocca. Ha studiato con Umberto Pineschi, Ton
Koopman, Jesper Christensen e Gustav Leonhardt. Ha dedicato anni alla
definizione del repertorio musicale antico delle Marche e grazie al suo
lavoro è affiorato un mondo musicale di grande valore fino a pochi anni
fa completamente sconosciuto.
E' presente come solista e come
direttore del suo complesso nei più importanti festival internazionali.
Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti ed il Metropolitan Museum di
New York gli ha commissionato un importante progetto di restituzione
musicale. E' direttore artistico del Festival Cantar Lontano che si
tiene ogni anno ad Ancona, nelle Marche.
Al suo incessante lavoro
dobbiamo la riscoperta e rivalutazione della prassi del cantar
lontano, una incredibile antica prassi vocale che si realizzava
disponendo i cantori nello spazio, non veduti, all'imitazione di tanti
cori.
Richiesto come direttore nei festival internazionali del settore,
unisce alle doti di musicista quelle di narratore scrivendo storie di
fantasia per la rivista Franco Maria Ricci. Ha collaborato con Jordi
Saval, Max van Egmond, Gabriel Garrigo, Toni Servillo, Olivia Williams,
Luis Miguel Cintra.
Nel 2007 ha realizzato il suo primo cortometraggio
dal titolo "Looking for Vicky".
Da bambino le mie mani erano già grandi e si
muovevano velocemente sulla tastiera. All'esame di ammissione in conservatorio
mi offrirono solo la possibilità ad entrare nella classe di organo, io volevo
diventare pianista. La bellezza della musica antica entrò nella mia vita a 14
anni. Ascoltavo il concerto di un vecchio signore, Ralph Kirkpatrick. Durante
il concerto un temporale provocò un black out. Lui era già completamente cieco,
non si accorse del buio e continuò a suonare. Da quella forte emozione iniziai
ad ascoltare e conoscere, grazie al mio insegnante di allora, i più grandi
organisti: Luigi Ferdinando Tagliavini, Michel Chapuis, Ton Koopman, Gustav
Leonhardt, Michael Radulescu e tanti altri. Di alcuni di questi diventai poi
allievo. Con Ton Koopman ho studiato anni e ho conosciuto l'entusiasmo per la
musica, dai miei straordinari compagni di classe ho imparato ad imparare. Da
Gustav Leonhardt ho appreso la disciplina ed il rispetto per la musica, ad
ascoltare in silenzio il miracolo inimitabile della sua arte. Mi ritrovavo
spesso a suonare male volontariamente, per costringerlo a sedersi al mio posto
e poterlo ascoltare. Con Jesper Chirstensen ho scoperto quanto fosse
emozionante fare musica in tanti, ho imparato che dietro alle note, esiste un
mondo di scienza dalla quale non si può prescindere. Dei tanti concerti che ho
tenuto ricordo sempre il primo: senza dubbio il migliore. Una volta un critico
presente ad un mio concerto scrisse che dietro al mio clavicembalo sembravo un
pilota di formula uno, mi immaginava con gli occhiali e il casco pronto a
sfidare a tutta velocità le curve insidiose di un ipotetico "circuito"
musicale. Deve aver pensato lo stesso Gustav Leonhardt quando suonai la prima
volta per lui, nella sua grande casa di Amsterdam la Fantasia Cromatica di
Bach. Fù categorico: "Lei suona molto bene il clavicembalo, ma noi non dobbiamo
suonare uno strumento, noi dobbiamo suonare la musica". Dopo quel sonoro
schiaffo mi tenne due anni nella sua classe composta da soli quattro allievi
per imparare a suonare la musica e credo che ci tenesse alle mie lezioni.
Ancora oggi non ho capito se fu soddisfatto del mio lavoro ma non finirò mai di
ringraziarlo. Creare un gruppo di musicisti è stata un'esigenza naturale; mi
affascinava l'ignoto e quando uscivo da una biblioteca dopo aver sfogliato
antiche partiture, sentivo l'irresistibile bisogno di trasformarle in suono. Ho
inseguito musicisti del passato che nessuno conosceva e continuo a farlo,
restituire le loro opere e favoleggiare intorno al loro mondo è fonte di
energia. Scelgo i musicisti con cui lavorare in base alle affinità che mi
trasmettono. Quando si cominciò a sapere che avevo casualmente ritrovato un modo
antico di cantare e che chiedevo ai miei colleghi cantanti di mettersi a decine
di metri di distanza tra di loro, ricevetti un invito. Un' importante casa
discografica era curiosa di sapere cosa diavolo avessi scoperto. Andai e
raccontai i dettagli del mio ritrovamento e come si metteva in pratica la
prassi del "Cantar lontano". Spiegai anche, che necessariamente il
tempo delle esecuzioni sarebbe stato molto lento. Risero. Avevo anche parlato
della sensazione che prova il pubblico quando è trasportato in una dimensione
d'ascolto nuova. Come se la lentezza del tempo potesse influenzare il battito
del cuore, creando uno stato d'animo di corale intimità. Risero ancora:
"Abbiamo bisogno di prodotti che vendano migliaia di copie e di tenere
sveglie le persone, non addormentarle!". Da qui partì la sfida di creare
un mio gruppo e di fondare un'etichetta discografica per far conoscere la
bellezza di quel mondo di musica sommerso di cui io ancora, conosco solo la
punta dell'Iceberg. Il complesso Sacro & Profano ed E lucevan le stelle
Records sono nati così. Dal giorno della mia ammissione in conservatorio sono
passati quasi trent'anni, quasi quindici dal giorno in cui, svegliandomi
all'alba, vidi chiaro il percorso che avrei fatto fino ad oggi. Adesso non posso credere che al mondo esista emozione più
bella della musica. Quando sei al centro di quattro, otto o sedici
musicisti che cantano meraviglie e sai che quella cosa li' dipende anche da te,
è di un bello quasi incredibile. Deve assomigliare all'emozione di Icaro quando
sorridente muoveva volando le sue poderose ali posticce, con la differenza che
se cadi, cadi al massimo dal palchetto di un direttore d'orchestra.
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Last Updated ( domenica, 08 giugno 2008 )
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